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Sabato 1 dicembre 2012 ore 17 > Biblioteca Regionale di Aosta

1962-2012
IL 50° DEL CONCILIO VATICANO II La Chiesa cattolica di fronte alle sfide della modernità

Ne discutono:

Maurilio Guasco Professore emerito di Storia del pensiero politico contemporaneo presso l’Università del Piemonte Orientale e docente di Storia della Chiesa presso il seminario interdiocesano di Alessandria

Paolo Ricca
Pastore della Chiesa Valdese, professore emerito della Facoltà Valdese di Teologia e professore ospite del Pontificio Ateneo Sant’Anselmo di Aosta a Roma, direttore della Casa editrice Claudiana.

Margherita Angelini, Fare storia. Culture e pratiche della ricerca in Italia da Gioacchino Volpe a Federico Chabod, Carocci, Roma 2012.

Il volume è tratto da una ricerca decennale condotta dall’Autrice che ha investigato il ruolo nazionale ed internazionale che un gruppo di studiosi svolse nell’organizzazione degli studi storici tra anni Trenta e Sessanta del Novecento. In questo ampio contesto è stata considerata prevalentemente la fitta rete di istituti in cui, grazie soprattutto a Gioacchino Volpe e Federico Chabod, lavorarono e si formarono molti giovani storici i quali, con vicende diverse, furono al centro della discussione sulla organizzazione della disciplina durante il fascismo e nel dopoguerra. Il volume analizza in profondità la creazione nel periodo tra le due guerre di una cultura comune in un gruppo di storici modernisti e contemporaneisti, la realizzazione di un’organizzazione di istituzioni che ne permettessero l’attività di studio e di ricerca, e la transizione storiografica e politica di questo gruppo nelle mutate condizioni del dopoguerra.
L’analisi di diverse istituzioni di ricerca storica, del ruolo all’interno delle università e delle relazioni internazionali ha messo in luce l’evoluzione degli studi storici italiani e le connessioni con l’ambito europeo. La ricostruzione si è focalizzata prevalentemente sui rapporti, culturali e politici, tra la storiografia italiana e quella europea, non tanto delle relazioni e delle esperienze di specifici storici, in buona parte già note, ma dei rapporti istituzionali, derivanti dall’esistenza del Comité International des Sciences Historiques e della collaborazione promossa tra i differenti stati.
La ricerca ha proposto due dimensioni entro cui seguire a interpretare gli studi storici in Italia nel trentennio trattato: primo, i rapporti, individuali e istituzionali, tra l’organizzazione della ricerca storica in Italia e il livello europeo; secondo, la forte centralizzazione degli studi storici in Italia, tramite l’istituzione della Giunta Centrale per gli studi storici e la creazione di nuovi istituti, compiuta dal fascismo negli anni Trenta e la sua transizione dopo la caduta del regime. Attraverso un’analisi delle istituzioni italiane che resero possibile la professionalizzazione degli storici, la ricerca mostra l’evoluzione del ruolo degli studiosi di storia in Italia nel lungo periodo.
Il lavoro, che ha preso in considerazione un trentennio di importanti rivolgimenti politici collettivi e individuali, si è mosso intorno al rapporto, non sempre univoco, tra continuità e rottura, osservando questo processo attraverso un punto focale privilegiato, quello istituzionale, senza tuttavia trascurare il valore precipuo dei singoli percorsi biografici. Si sono scelti perciò degli studiosi di storia particolarmente significativi in quanto in grado di rappresentare con la loro attività una rete di relazioni ed un coordinamento generale di progetti culturali di più vasto respiro.
Volpe e Chabod in entrambi i contesti ebbero sicuramente un ruolo preminente nei trent’anni considerati: ambedue possono così essere ritenuti dei “poli aggreganti” nell’ambito degli studi storici, importanti per la posizione che ricoprirono sia in Europa, sia in Italia, agendo in ambiti istituzionali contigui, ma in momenti cronologicamente distanti. Entrambi non sono però che due nodi di una complessa maglia di relazioni che si mosse nel lungo periodo tra accademie, istituti storici, scuole e riviste specializzate.
Nella difficoltà di tenere insieme le molte e diverse tele, spesso convergenti, è stato necessario distinguere e individuare dei peculiari legami istituzionali e intellettuali. Ecco allora che accanto a questi due grandi storici si è estesa l’analisi anche alle reti di relazione all’interno delle quali essi si mossero e che si costituirono sia tra la generazione dei “maestri”, sia tra quella degli “allievi”, a cui nel secondo dopoguerra sarebbe stato passato il testimone della ricerca storica.
Il “campione” di studiosi analizzato è stato scelto in quanto rappresentante di un’epoca e dei suoi passaggi. In particolare lo studio del confronto non sempre facile tra le dinamiche della dimensione collettiva e di quella soggettiva all’interno un “gruppo” di giovani studiosi quale quello formato da Chabod, Walter Maturi, Carlo Morandi a cui si aggiunsero Ernesto Sestan, Arnaldo Momigliano e Delio Cantimori è stato particolarmente proficuo: i loro continui scambi intellettuali furono alla base di una solida amicizia personale che si esplicò, però, anche sul piano del coordinamento degli studi storici già dalla metà degli anni Trenta, intrecciando così la sfera pubblica con quella privata. Il materiale archivistico restituisce pienamente la cifra di queste relazioni che non furono casuali, ma determinate dalla comunanza di interessi e di maestri, da percorsi che andarono inserendosi all’interno di strutture di potere ben determinate già durante la dittatura. La fortuna di questi studiosi nel dopoguerra permette altresì di individuare in costoro degli anelli portanti di una catena che oltrepassò il Ventennio.
L’intenzione principale era evidenziare quali furono i caratteri nel lungo periodo del “mestiere” dello storico in Italia, la progressiva professionalizzazione e la ricerca di istituzioni di riferimento comuni, confrontando le caratteristiche individuate con l’ambito europeo per comprenderne la peculiarità. L’osservatorio prescelto può essere per mettere in evidenza i nessi e gli esiti del campo del sapere storico all’interno degli istituti di ricerca e nelle università nel lungo periodo. In questo ampio contesto è stato analizzato il modus operandi degli studiosi in quanto ricercatori ma, soprattutto, come docenti universitari. Il volume ha scandagliato la loro capacità di comunicare, di trasmettere e mediare il proprio sapere ad altre generazioni. I docenti, infatti, in quanto funzionari statali, furono chiamati in prima persona a confrontarsi con le ricadute etiche e civili del loro mestiere.

Alcuni dei temi legati alla professionalizzazione degli studiosi di storia dalla fine dell’Ottocento alla metà del Novecento, alle trasformazioni interne alla disciplina e agli istituti ad essa collegati, che non sono stati sviluppati in questo volume, sono stati ampiamente trattati in M. Angelini, Transmitting Knowledge: the Professionalization of Italian Historians (1920s-1950s), monographic number of “Storia della storiografia. History of Historiography” 57, Jaca Book, Milano 2010e saranno approfonditi nell’introduzione ai carteggi di Chabod e dei suoi più stretti collaboratori di prossima pubblicazione presso Carocci. I tre volumi sono complementari Transmitting Knowledge tratta la professionalizzazione degli storici italiani tra Ottocento e Novecento attraverso le istituzioni di ricerca. Fare storia esplora più a fondo il ruolo precipuo di Volpe e di Chabod nell’ampio contesto delineato con la costruzione di una ipotesi di lavoro articolata e l’utilizzo di documentazione ampia, in qualche caso di eccezionale interesse e spesso totalmente ignota sinora. Il volume dei carteggi e la prefazione arricchiranno questo quadro per il secondo dopoguerra.